Editoriale

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di Furia Valori – Il Pensare, Anno I, n. 1, 2012

Una nuova rivista di filosofia si immette nella rete: Il pensare. Ritengo che questa denominazione, nella sua semplicità, esprima l’essenza del filosofare. Ma se il pensare, richiesto persino dalla sua negazione, è logicamente innegabile, tuttavia storicamente è stato vissuto, saputo, condotto in molti modi, spesso conflittuali. Se ciò che muove la ricerca è il vero, tuttavia la tensione a ciò che vale universalmente si frange nelle molte e particolari concezioni: coappartenenza e intreccio, inscrizione e circoscrizione, lontananza e vicinanza di pensare e verità caratterizzano la ricerca filosofica e la rivista intende percorrere questi meandri, declinando il pensare come cum-scire, cum-sapere, dove il cum non è un’aggiunta estrinseca, ma esprime l’essenziale relazione dei dialoganti nel pensare ciò che è degno di essere pensato, nella differenza delle prospettive. Per questo la rivista sarà aperta al dialogo e al confronto fra diversi orientamenti, ospiterà dibattiti sia sui temi perenni alla luce delle sollecitazioni e degli aspetti sempre nuovi che la vivente realtà propone, sia sulle nuove sfide del mondo contemporaneo. L’orientamento della pubblicazione si coniuga, oltre che con la tensione méta, con la dimensione etica dell’impegno e con la vocazione per la restituzione del sensibile alla bellezza.

Non a caso, perciò, il primo numero è intitolato Sensibilità, riconoscimento, pensare, ed apre con il contributo di Marco Casucci che focalizza l’attenzione sulle articolazioni del riconoscimento nell’opera di Paul Ricoeur. In particolare, mette in evidenza come attraverso la lotta e il conflitto, il riconoscimento si apra alla dimensione di sacralità della persona. Proseguendo il discorso sull’apertura alla trascendenza Lucio Giuliodori propone una riflessione inerente al concetto di «sacro» nell’opera di Elémire Zolla, sottolineandone l’occultamento operato dalla modernità dominata da una logica quantitativa che impedisce di elevarsi alla dimensione méta, costitutiva della persona. Riflette sul “sentire emozionale”, secondo la prospettiva di Edith Stein, Nicoletta Ghigi: così accanto al sentire empatico, quale atto mediante il quale si costituisce l’alterità e l’individualità personale, evidenzia il sentire spirituale in cui l’anima è capace di costituire un vissuto emozionale, che va al di là della percezione dell’oggetto e l’afferramento empatico dell’alterità, per approdare alla fede Risponde alle sfide contemporanee il saggio di Giulio Lizzi che riflette insieme a Pierre Lévy sull’incidenza del virtuale nell’ambito dell’antropologia. Il virtuale, che ha nella despazializzazione e nella detemporalizzazione i suoi vettori principali, si trova oggi a ricostituire, nel “diorama” di internet, una nuova spazialità e una nuova temporalità che incidono sul sentire, sull’“agire” e sull’intendere. Di sicuro interesse è il contributo di Marco Moschini che affronta la questione fondamentale dell’interrogazione della realtà in dialogo con le riflessioni di Cusano e Hegel. In entrambi la domanda filosofica si manifesta nella sua specifica natura: come una ricerca e una investigazione posta da una delle più alte tensioni spirituali: quella alla sofia. Tale tensione appare a buon diritto come l’iniziativa metafisica fondamentale dell’uomo che pensa.

Infine, facendo riferimento in particolare al Chi pensa astrattamente? e alle considerazioni sulle determinazioni essenziali della riflessione sviluppate nella Scienza della logica di Hegel il mio contributo intende recuperare quella concretezza del pensare, che coglie la complessità delle relazioni e delle dimensioni dell’uomo, mostrandone il destino e l’ancoramento metafisico. L’arrestarsi alla “riflessione esteriore”, che assolutizza le determinazioni finite ed è sempre unilaterale, compromette sia quello che Hegel chiama “ritorno al fondamento”, sia il riconoscimento dell’altro in tutti i suoi aspetti. Ho ritenuto opportuno proporre la traduzione del “piccolo saggio” Chi pensa astrattamente? come viatico per chi presenta una nuova rivista intitolata “Il pensare”.

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