Editoriale – In dialogo con Hannah Arendt. Per un confronto sulla “vita activa” e le sue implicazioni

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di Furia Valori – Il Pensare, Anno 6, n. 6, 2017

Hannah Arendt attraversa con intelligenza e passione circa tre quarti del XX secolo, per cui confrontarsi con il suo pensare e con la sua vita consente di dibattere problemi ed eventi fondamentali della storia contemporanea, di discutere una proposta filosofica, in particolare etico-politica, che sorge coraggiosamente, oltre che dall’esposizione e appartenenza alla tradizione occidentale, anche dalle ceneri del totalitarismo e della guerra, dell’olocausto e dell’ignavia. Di origine ebraica, ma atea e al contempo attenta studiosa di temi teologici, vive le conseguenze dell’avvento del nazismo, abbandonando la Germania, stabilendosi prima in Francia e poi negli Stati Uniti, dove insegnerà nelle più prestigiose Università. E’ fuori dal coro e in contrasto con le comunità ebraiche circa l’interpretazione e la valutazione del totalitarismo nazista e della colpevolezza degli aguzzini, come emerge dalla sua trattazione del caso Eichmann1, del cui processo segue tutte le sedute a Gerusalemme.

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